Conflitto Iran e risparmi privati
Pressioni inflazionistiche e prospettive di lungo periodo
L’attacco congiunto USA Israele sull’Iran ha dato inizio a un conflitto dalla durata incerta che potrebbe avere ripercussioni sulla crescita economica mondiale e sull’andamento dei mercati finanziari. Quanto dovremmo preoccuparci? Spieghiamo con parole semplici perché è meglio mantenere la calma ed evitare reazioni impulsive. Vi ricordo che, se la rubrica vi piace, potete lasciare un saluto nei commenti su YouTube e Spotify e scrivere a mfamularoblog@gmail.com.
I contenuti del podcast e della newsletter non vanno intesi in nessun caso come raccomandazioni di investimento o consulenza finanziaria.
La reazione dei mercati
L’attacco congiunto di USA e Israele contro l’Iran si inserisce in un quadro più ampio di tensioni internazionali collegate alla politica commerciale aggressiva degli Stati Uniti, e al perdurare di conflitti armati come Russia Ucraina e Israele Gaza. Le reazioni sui mercati finanziari sono state inizialmente limitate, mentre la conseguenza più visibile per i risparmiatori europei e italiani è stata la crescita del prezzo dei carburanti.
La risposta dei mercati azionari al conflitto USA-Iran ha sorpreso molti osservatori per la sua relativa compostezza. Il Dow Jones ha chiuso in ribasso di soli 73 punti (-0,15%) dopo essere scivolato fino a quasi 600 punti durante la seduta. L’S&P 500 e il Nasdaq sono invece tornati in territorio positivo, con guadagni rispettivamente dello 0,04% e dello 0,36%. In Europa, lo Stoxx 600 ha perso l’1,61% e il Nikkei giapponese l’1,35%.
Reazione dei mercati ai conflitti
l giorno successivo, tuttavia, la realtà ha pesato di più: il Dow è crollato di oltre 1.200 punti subito dopo l'apertura, per poi ridurre le perdite a circa 400 punti a fine seduta. Informatore Sul fronte asiatico, le perdite sono state più severe: l'indice KOSPI sudcoreano ha registrato il calo più grave dalla crisi finanziaria del 2008, precipitando fino al 12% in una singola seduta e innescando un circuit breaker il 4 marzo. Anche la borsa thailandese ha imposto una sospensione degli scambi dopo un calo dell'8%
l motivo della relativa tenuta di Wall Street è spiegato con chiarezza da David Stubbs di AlphaCore Wealth Advisory su CNN: solitamente i conflitti nel mondo non impattano in modo materiale i profitti delle aziende americane, che rappresentano la linfa vitale del mercato azionario. Vi è anche un effetto "già scontato": molti investitori si aspettavano da tempo un'azione militare dell'amministrazione Trump contro l'Iran, e il lungo accumulo di forze militari era già visibile.
Il comportamento del mercato obbligazionario è stato altrettanto turbolento. I titoli di Stato di tutto il mondo sono stati travolti dalla vendita. Entro mezzogiorno a Londra, i rendimenti in Giappone, Svizzera, Australia, Regno Unito e Germania erano già notevolmente più alti. I Treasury USA hanno visto saltare i rendimenti su tutta la curva: il decennale è salito di 5 punti base, mentre i Treasury a 2 e 5 anni hanno guadagnato circa 8 punti base ciascuno. Poiché prezzi e rendimenti si muovono in direzione opposta, questo significa che i prezzi dei bond sono scesi. Il rendimento del Treasury decennale è salito oltre il 4,06% — il suo rialzo più marcato da ottobre — mentre il trentennale ha toccato il 4,707% e il biennale il 3,506%.
Reazione dei bond all’incertezza
Quando e quanto investire in obbligazioni.
La logica è chiara: il petrolio in rialzo ha alimentato i timori di inflazione, che hanno penalizzato le obbligazioni riducendo le attese di tagli dei tassi. Invesco conferma: i rendimenti obbligazionari potrebbero salire nel breve termine a causa delle preoccupazioni sull’inflazione, anche se un calo dei rendimenti reali — legato ai timori sulla crescita — potrebbe attenuare l’effetto. Ci si aspetta che le obbligazioni ad alto rendimento (high yield) subiscano un allargamento degli spread, man mano che si accumulano preoccupazioni sull’economia.
In questo scenario, l’oro e il dollaro USA hanno beneficiato della domanda da parte degli investitori in cerca di protezione. Il cambio del dollaro rispetto a un paniere di sei valute di riferimento ha guadagnato lo 0,95%, cancellando le perdite dall’inizio dell’anno e raggiungendo i massimi in cinque settimane. L’oro ha superato quota 5.300 dollari l’oncia.
Avevo parlato dell’investimento in oro in questa newsletter
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Quanto ci dovremmo preoccupare?
Tipicamente i mercati finanziaria scendono quando inizia una guerra, e molte volte risalgono prima ancora che la guerra finisca. L’atteggiamento più razionale è mantenere la calma ed evitare comportamenti impulsivi. La maggioranza degli esperti concorda sul fatto che apportare modifiche reattive alle allocazioni strategiche del portafoglio durante eventi geopolitici in rapida evoluzione può portare a conseguenze negative. Un portafoglio ben diversificato dovrebbe resistere a shock geopolitici periodici come quello di questi giorni.
Sul fronte delle prospettive di lungo periodo, la storia conforta: analizzando 40 grandi eventi geopolitici negli ultimi 85 anni, l'S&P 500 ha perso in media solo lo 0,9% nel primo mese, per poi guadagnare il 3,4% nei sei mesi successivi.
Per riassumere
Il conflitto in Iran ha avuto nell’immediato conseguenze limitate sui mercati finanziari
Il riflesso principale per i risparmiatori italiani si è visto nel prezzo dei carburanti
Le pressioni inflazionistiche legate all’aumento del prezzo del petrolio e alle limitazioni nel commercio potrebbero rallentare la crescita globale
Portafoglio personali ben diversificati in ottica di lungo periodo non andrebbero
Spunti per i prossimi episodi
Conviene investire nel settore difesa ?
Assisteremo a nuove pressioni inflazionistiche in Europa?
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